The Travel
Panamá - 2009-11
viernes, noviembre 28, 2009, 08:25PM - Panamá

Abbiamo cominciato il mese di novembre uscendo della città Panama.
La prima cosa che avevamo in mente era conocere il Canal de Panamá.
Ci sono due ponti che lo attraversano: il Ponte de Las Américas che si trova di fianco a Panama City, e il Ponte Centenario che si trova a pochi kilometri della città, terra adentro.

Non è stato facile arrivare al Centenario, dato che c’era una mancanza di indicazioni, e una volta arrivati ci colpì la mancanza totale di cartelli d`informazione per esempio con il nome del architetto o la data di costruzione.
Centenario di che cosa? La domanda rimarrà nell’aria.
C’era solo un modesto cartello con il suo nome e un`altro con il divieto di fermasi. Sotto il ponte c’è la famosa chiusa di Miraflores, e sopra il ponte non c’è nessun settore per fermarsi a guardarla o per scattare una foto ricordo.

Panamá, con i suoi 2.800.000 abitanti e i suoi 75.000 kilometri quadrati, è il paese più piccolo che abbiamo visitato finora.
Limita con la Colombia all’est e con la Costa Rica all’ovest, con il Mare Caraibico al nord e con l’Oceano Pacífico al sud.
È un istmo orizzontale e stretto: 140 kilometri di terra fra il Pacifico e il Mare Caraibico.

L’autrostrada Panamericana, que qui chiamano Interamericana, attraversa il paese costeggiando il Pacífico e si interrompe nel Darién, lasciando scollegato Panamá dalla Colombia.
Nei 700 kilometri di tutto il suo percorso si trovano pochi carteli stradali con informazioni.
I villaggi sulla autostrada sono piccoli e non ci sono città svilupate.
C’è una sola città importante, la capitale Panamá e una seconda città David molto più piccola, a pochi kilometri dal Costa Rica.

La Panamericana è in buono stato, senza buchi nè riduttori di velocità e a differenza di Colombia non ci sono controlli di polizia.
La unica volta che ci hanno fermato, ci hanno chiesto i nostri passaporti, il permesso d’ingresso di Charlie al paese e il permesso della Bambi, però non la assicurazione della auto.
Molti cartelloni sono sia in spagnolo che in inglese offrendo alla vendita resort, terreni, case e altri persino offrendo mariti in affitto…Bah, nel dubbio prendo appunti, non si sa mai…magari posso, anche io, affitare mio marito, he he!

Dalla Panamericana partono due strade che salgono alla costa caraibica: una dalla Ciudad di Panama fino a Colon e l’altra dalla città di David fino a Bocas del Toro.
Mentre dieci strade partono della Panamericana e scendono alla costa del Pacifico.
Non esiste una strada che costeggi il Mare Caraibico, dato che questa regione è abitata da due grandi comunità di aborigeni: i Ngöbë Bugle e i Kuna Yala, e la zona è protetta.

Data l’assenza di indicazioni, abbiamo potuto trovare la prima deviazione verso il mare solo grazie all’aver domandato.
Il villaggio di Gorgona è molto piccolo, però abbastanza pulito e particolare con delle villette di legno e ornamenti di ceramica sulle pareti della veranda.
Il mare purtroppo è marrone e molto agitato, e non ci è venuta voglia di bagnarci ma abbiamo trovato le rovine di un campeggio, e siamo entrati.
Questo campeggio sembrava essere abbandonato, però per lo meno aveva uno bel prato, una doccia all`aria aperta e un rubinetto (!!), era ottimo per fermarsi a passare la notte. Era già notte quando è apparsa una persona con molte birre in testa, che si è presentata come il guardiano di questo campeggio in rovina.
Ci chiede 10 dollari e ci permette di conetterci alla elettricità.

Un rubinetto con acqua è motivo di felicità, dato che ci permette di lavare i vestiti, pulire la Bambi e immagazzinare acqua.
Allo stesso tempo la elettricità ci permette di guardare un film della nostra collezione di DVD “copiati legalmente" che in tutta l’America Latina si comprano per un dollaro. Seguiamo il viaggio verso ovest e entriamo nella provincia di Coclé, dove incontriamo la seconda uscita verso il mare.
Nella mappa figura il nome di Playa Blanca e la strada è piena di cartelloni pubblicitari con le foto dei bellissimi resort di lusso della zona con data di inaugurazione Maggio o Luglio 2009. Pero all’arrivo, la sorpresa è stata vedere che nessuno di questi era completato: c’erano solo gli abbozzi degli edifici. Playa Blanca e Nikki Beach sono due invenzioni assurde di futuri grattacieli bianchi sulla spiaggia.
La spiaggia, che si pubblicizza “bianca" era semplicemente color sabbia

Continuiamo avanzando e incontriamo l’unico resort terminato.
Si tratta del Buenaventura, un country enorme, con belle villette e grandi spazi verdi. Non essendo propietari di nessuna di queste, e nemmeno ospiti dell’hotel ci hanno permesso entrare solo per pranzare al ristorante.
Il disegno della sua architettura è di buon gusto, senza dubbio è il più bello che abbiamo incontrato finora su tutta la costa Pacífica, America del Sud inclusa.
Buenaventura è formato da case di due pieni al massimo, i tetti sono di tegole ci coccio ed è tutto costruito in armonia col paesaggio circostante.

Dopo un ottimo pranzo riprendiamo il viaggio fino alla terza uscita al mare.
Arriviamo a un villaggio orribile, chiamato Aguadulce, dove ci raccomandano di visitare la spiaggia (!!)…
Verso il mare la strada attraversa una enorme laguna.
Arriviamo a Punta Piedra, dove credevamo di poter passare la notte, però il posto è desolante, un porticciolo senza spiaggia, con barche sudicie, uccelli negri appostati sui pali, poche case malsane e cani malati. Che bello!
Abbiamo deciso di andarcene, confermando ancora una volta che è sbagliato crearsi aspettative dalle informazioni dei locali.

Sulla via del ritorno incontriamo l’unico bar della zona: “Turicentro Yony".
Il padrone del bar, con buenísima onda, ci ha permesso passare le notte di fianco al bar e di attaccarci alla presa di corrente.
Così abbiamo potuto accendere l`aria acondicionado della Bambi. Nella provincia di Coclé, la Bahía de Parita, è estremamente calda e piena di mosquitos.
Ci siamo riempiti di repellente per evitare la Dengue, dato che l’acqua delle lagune è l’habitat naturale delle zanzare.

La mattina dopo attravesiamo tutta la provincia di Veraguas, per entrare nella provincia di Chiriquí. Arriviamo alla Playa de Las Lajas, dove ritroviamo con una coppia di italiani conosciuti a Ciudad de Panamá: Gabriele y Chantal.
Stanchi de lavorare in Italia senza poter pensare di comprare una propria casa, hanno deciso di comprare un terreno di 3.000 metri a 10 kilómetros dal mare. In questi giorni erano lì per firmare il compromesso.
Lavoreranno ancora due anni in Italia per poi trasferirsi definitivamente a Panamá. Suerte amigos!!!

A Las Lajas encontriamo il primo camping decente sul mare, con baños y electricidad, per 5 dollari a notte.
Lungo la unica strada sterrata, che quando piove sembra più un fiume che una strada, scorgiamo un caravan con due enormi bandiere di Svizzera e Italia.
Conosciamo Marcel e Nadia che in Svizzera avevano un ristorante e sono arrivati pochi mesi fa in Costa Rica con un cargo, insieme al caravan.

Non parlano inglese e parlano poco spagnolo, motivo por cui erano felici di chiaccherare con noi in italiano. Almeno spero!
Ci hanno offerto un caffé (caffettiera e caffé italiano) nel loro caravan che a noi sembrava una casa di lusso.
Anche loro pensano di esplorare Panamá per incontrare un luogo dove trasferirsi. Ma di tutto quello che avevano visto finora, niente valeva la pena.
Confidando nella loro opinione, lasceremo il Pacífico e andremo a esplorare la costa del Caribe.
In cambio loro seguiranno il percorso verso est, fino alla Ciudad de Panamá. Gli abbiamo regalato un cellulare che non usiamo per restare in contatto.
Sicuramente ci reincontreremo.

Andiamo verso nord e la Provincia di Bocas del Toro.
Bocas del Toro si trova sul Caribe al confine con Costa Rica.
Lasciando il mare e cominciando a salire, si passa per Gualaca, un villaggio senza nè arte nè parte.
Sotto la pioggia battente attraversiamo la diga “La Fortuna", della Enel.

Scendendo verso la costa, con la strada scivolosa, i freni ci abbandonano (!!!) Però, grazie alla fermata che abbiamo fatto, Paolo si è reso conto che un manicotto del radiatore era rotto e il motore aveva perso quasi tutta l’acqua.
Continuiamo guidando molto adagio, usando il freno a mano e arriviamo sani e salvi a Ramalá, un villaggio si 4 anime, ormai in pianura.
Ci fermiamo a chiedere per un meccanico a due persone in una bella casa con giardino.

Jorge, molto gentile, ci permette di stare lì a passare la notte e ci regala la corrente e l’acqua!!!
La mattina seguente, a andiamo dall’unico meccanico che c’era, per aggiustare il manicotto.
Don Chuito ha ricostruito il manicotto partendo da un pezzo incontrato nella sua officina e in poco tempo lo ha installato. Abbiamo pure speso poco.

Il primo villaggio incontrato sulla costa Caribeña è Chiriquí Grande.
È un paese un posto molto povero e sporco, letteralmente sul mare, dato che le case sono palafitte e i bagni scaricano direttamente nell’acqua.
Io iniziavo a sentirmi male per l’estremo caldo appicicoso e la mancanza di brezza, così siamo ripartiti verso Almirante, sperando di encontrare un posto più ventilato e accogliente.
Purtroppo incontraimo un villaggio-porto poco ventilato, per niente accogliente e anche molto povero.

Ma non ci cadono ancora le braccia, e continuismo a cercare, ma il seguente e ultimo peasesino al nord-ovest prima di entrare a Costa Rica, nemmeno si trova sul mare.
La costa in questa regione è tutta di mangrovie e non solo non ha spiagge ma neppure strade per poterci arrivare con l’auto. Que decepción!!!
Dato che siamo arrivati fin qui, possiamo prendere il ferry che porta alla Isla Colon. Ci si mette in fila la sera prima, per partire la mattina e così abbiamo dormito nel porto stesso.
Dopo 2 ore di viaggiuo e 50 pesantissimi dollari arriviamo a Bocas, sull’isola Colon.

Le isole di Bocas del Toro e le isole de San Blas sono le più famose località turistiche del paese.
Il ferry arriva alla isola Colon e se vuoi andare nelle isole più piccole devi prendere una lancia-taxi.
Colon che 10 anni fa è stata colonizzata da americani e italiani che l’hanno riempita di hotel e ristoranti, è ancora in pieno sviluppo: stanno rifacendo l’aeroporto e stanno asfaltando le strade di terra.

Anche qui le case, gli hotel e i ristoranti sono palafitte e le acque nere sono scaricate nel mare.
La maggior parte della costa è coperta da mangrovie però ci sono anche spiagge di sabbia.
A Bocas del Drago siamo rimasti per un bel po’ nell’acqua, refrescándonos del tremendo calor húmedo, anche se il mare non aveva quella trasparenta che sognavamo.

Dalla strada principale, appena fuori dalla cittadina abbiamo visto una enorme casa di legno che ci è sembrata la più bella di tutta l’isola (e forse di tutta Panamá) en el giardino c’èra il cartello: “FOR SALE".
Ci siamo fermati per farle delle foto e i proprietari, con un sorriso ci hanno salutato dal balcone.
Paolo scende dalla Bambi e Karan, ci viene incontro.
Dopo alcuni minuti di conversazione ci hanno invitato a entrare per mostrarci la casa. Ci spiegano che loro stessi si sono occupati del progetto, del sistema di riciclo delle acque nere e della costruzione della casa e del giardino.
Stanno terminando di dipingere la ultima di 5 abitazioni, tutte in colori pastello.

Sono Willy e Karan Schreiber, di Los Angeles.
Willy è un ex meccanico della BMW a Beverly Hills e Karan è la ex assistente personale del vicepresidente de la Universal Studios en Hollywood.
Dieci anni fa hanno smesso di lavorare per entrare come volontari nel Peace Corp. Per due anni sono stati in Lesotho e altri due nel Darién realizzando condotte di Acqua potabile e case salubri per le popolazioni locali.

Dopo l’esperienza nel Peace Corp hanno comprato un terreno qui con la intenzione di creare, a loro spese una scuola “vocazionale" per insegnare ai ragazzi a lavorare il legno.
Purtroppo l’ex sindaco dell’isola gli avrebbe rilasciato il permesso solo in cambio di un po’ di bei dollari, e così non se ne è fatto niente.
Stanche della corruzione nell’isola hanno deciso di vendere e trasferirsi in montagna, nella provincia di Chiriquí.

Nella Star Fish Bay, piena di stelle di mare abbiamo conosciuto Melissa Grani, una italiana sposata con un ex conduttore televisivo argentino.
Qui, hanno fatto due hotel e 3 bambini.
Melissa è una delle poche persone che dopo anni a Bocas è felice e non sembra darle fastidio il basso livello intellettuale e culturale, la mancanza di pulizia, la scarsezza di acqua, o la abbondanza di mosquitos, o la assenza di un ospedale dignitoso né la corruzione dei suoi politici, e nemmeno i prezzi, altissimi rispetto al resto del paese, e neppure la mancanza di responsabilità e di tempistiche sul lavoro, proprie degli autoctoni… alcune delle cose di sui si lamenta chi vuole lasciare - o ha già lasciato - l’isola. Grande Melissa!

Karan e Willy ci invitano nella loro casa di Potrerillo de abajo, nelle montagne di Chiriquí, sotto il vulcano Barú.
Questa casa tiene uno stile differente: altri materiali, altri colori nella gamma del marrone e è circondata da alberi da frutta, un fiume e l’aria fresca di montagna. Ci è sembrato un luogo magico e accogliente.
Ci hanno offerto un bellissimo bagno con la doccia di acqua calda e con vista al giardino Zen.
Anche una stupenda stanza, chiaro, ma abbiamo ringraziato senza accettare. Dormire nella Bambi fuori dalla loro casa era già molto di più di quello che si potesse desiderare.

Karan ci ha preparato ottimi breakfast con pancakes y maple syrup, french coast con cannella, scrumbled eggs, oranje crush, frutta fresca e caffé. Da una settimana Paolo parla inglese tutti i giorni e io mi accontento delle sporadiche traduzioni di Willy.

Sono giorni bellissimi: al mattino con Charlie e Reilly, il loro labrador, facevamo camminate sotto gli alberi attraversando torrenti; a mezzogiorno Karan preparava il lunch: un sandwich di prosciutto, formaggio e cetriolini con pretzel e tacos mexicanos.
Nel pomeriggio si parlava, ci siamo scambiati musica argentina per la country di Johnny Cash.
Ci hanno anche mostrato come si balla country che si è abbracciati come nel tango e la intenzione è che l’uomo domina la donna tra le sue gambe, nella stessa maniera che domina il cavallo.
Di giorno Willy costruiva una enorme biblioteca in tek per Karan e per completarla ha avuto bisogno delle competenze di Paolo.
Karan curava i fiori del giardino e faceta lunghe conversazioni su Skype con i suoi figli negli Stati Uniti.

Di sera dopo l’aperitivo Karan preparava una cena a base di carne, pollo, o fruti di mare, verdura o pasta.
Realmente tiene un talento fantástico para cocinar.
Una notte - idea genial! - contrattarono una Thailandesa che a cucinare viene a domicilio.
Insieme a un’altra coppia di amici, Kelly e Juan Pablo, lei statunitense lui argentino, parlando ¾ inglese e ¼ español, abbiamo condiviso sapori Thai esotici e piccanti.

Willy y Karan, ci hanno invitato a visitare la zona turística di Boquete, piena di piantagioni di caffé.
In una degustazione di caffé ci hanno spiegato che il sapore depende molto dalla tostatura. E meno tostado è il chicco, più intenso è il sapore. Un po’ come la verdura che mentre meno cotta è, più mantiene il suo sapore e le vitamine.
Il caffé più è tostato meno sapore mantiene, mentre meno è tostado è più intenso e “forte".

A Boquete, abbiamo incontrato un enorme motorhome con targa del Canada e vari cartelli di “SE VENDE A 6.500 DLS". Ci avviciniamo per salutare e ci invitano a entrare. Sono una coppia di Paris, Philippe y Telma che viaggiano da Otto mesi insieme alle loro figlie, di 4 e 8 anni: Julia y Clara.
Dovevano retornare urgentemente a Paris per risolvere un problema con su casa, però prima devevano vendere il motorhome e poi arrivare a San José de Costa Rica, da dove partiva l’aereo.

Sono molto simpatici e un po’ disperati. Abbiamo cercato di aiutarli, trovando compratori.
Il giorno dopo gli inviamo un email avvisandoli che abbiamo trovato un interessato. Ci chiamano al telefono dal Costa Rica per dirci che sono già là perchè sembra che uno gli abbia offerto 4.000 dollari.
Comunque dicidono rientrare a Panamá per parlare con l’interessato, un panameño amico di Willy, che come esperto meccanico, si era offerto di controllare lo stato del motore.
All’amico il motorhome piaceva ma doveva aspettare una telefonada, il giorno dopo per poter confermare l’acquisto.

Quella notte siamo rimasti insieme per accompagnarli fino al giorno seguente, per fargli da traduttore.
Telma ha preparato una pasta che abbiamo mangiato, in sei, “nella loro enorme Bambi".
Ma il mattino dopo l’amico di Willy non dava segnali di vita.
I francesi, già impazienti, iniziavano a essere nervosi…
Paolo chiama Willy, raggiungiamo il suo amico che stava ancora aspettando una telefonada per sapere se doveva o no pagare delle tasse.

Purtroppo i francesi avevano fretta e volevano già partire.
È anche arrivato sul posto un altro possibile compratore, ma la ansietà di Telma non gli ha permesso si aspettare un minuto di più e non riuscendo a vendere inmediatamente, hanno deciso di ritornare a Costa Rica.

Li abbiamo accompagnati fino alla frontiera, in caso potessimo aiutarli a passare, spiegando il perchè rientravano senza che fossero passati tre giorni, come da legge. Se le cose si complicavano, Avremmo tradotto ai doganieri tutto il film. In mezzo a tanto nervosismo e velocità, Clara e Julia raccoglievano fiorellini gialli per decorare il pelo di Charlie…. Mi insegnavano a parlare francese attraverso un libro di disegni con animali, frutta e piante.
Mi hanno anche riempita di disegni fatti da loro e le ho viste piangere quando ci siamo dovuti lasciare.

Già che stavamo alla frontiera abbiamo fatto un giro per la “zona libera da imposte" dove abbiamo visto poche cose e prezzi più cari che in Ciudad de Panamá.
La dimostrazione che Costa Rica è molto più cara.
Ma la cosa interesante è che i negozi hanno due entrate. Una a Panamá e una a Costa Rica. La frontiera passa in mezzo alle due strade parallele e vicinissime. Mentre giri per i negozi non sai più in quale dei due Stati sei.
Già da qui si vede bene la differenza tra i due paesi: Panamá è più curato mentre Costa Rica è più abbandonato e povero.

Da qui, siamo andati a conoscere l’ultimo pueblito sulla costa Pacifica, il più a ovest Panamá.
La sera arriviamo a Puerto Armuelles e abbiamo chiesto ai guardiani del grande molo per poter passare la notte vicino a loro, per la sicurezza. Loro ci hanno anche offerto una presa elettrica e in cambio gli abbiamo dato due birre e un piatto di spaghetti con le vongole preparato da Paolo.

Il mattino dopo per uno strano cammino di terra che passa attraverso un porto petrolero, arriviamo a Limones.
Un po’ prima di arrivare ci sono due resort di americani, con molti bungalow.
Quindi, seduta al lato della strada, sotto un albero, c’è una ragazza bionda che sta leggendo un libro.
Arrivati, troviamo un villaggio molto umile, con baracche di materiali poveri e gente a cavallo.
Il mare era mar marróne e le spiagge di pietra.
Limones è un villaggio di frontiera. Molto di frontiera.
I nostri amici svizzeri ce lo avevano detto che la costa sul Pacifico di questa parte di Panamá non valeva la pena.
Riposiamo un po’ e al ritorno ritroviamo la ragazza con il libro.
Freniamo e le chiediamo che cosa facesse sola, in un posto per niente turistico.

Ci dice che è una voluntaria del Peace Corp che insegnava inglese ai bimbi della scuola della zona.
Si chiama Gretchen Shaub, ma qui la chiamamo Gigi, e ci dice che sta aspettando un autobus che però non si sa a che ora passa, per cui era lì da molto presto.
Non poteva perderlo perchè aveva bisogno di raggiungere l’ospedale di David per curare la sua influenza.
Le abbiamo offerto una colazione e poi un passaggio a David.
Ci impresionaba che a 23 anni, da sei mesi viveva sola in una piccola capanna piena di umidità e funghi e che sarebbe rimasta ancora un anno e mezzo in questo buco del mondo.
Ci ha confessato che avrebbe voluto avere almeno un cane che gli facesse compagnia la notte.
Ma ci ha anche raccontato che questa esperienza di insegnare a dei bambini senza troppa motivazione, la stava rendendo più forte e questo la faceva felice.

La lasciamo a David augurandole buona fortuna e lasciandole il nosyro numero di telefono in caso di aiuto.
E subito dopo conosciamo Kirt, uno yankee che ha lavorato tutta la vita come ingegnere forestale e che da 10 anni vive a Panamá.
Kirt ci invita a installarci nel suo terreno di 60 ettari nella zona di Caldera. Il luogo è un sogno a 800 metri sopra il livello del mare, pieno di alberi, con un fiume, una vista privilegiata e l’aria fresca di montagna. Ha anche costruito una piscina e un campo da tennis.
Due giorni dopo è volato a visitare suo padre in Connecticut con la moglie Ariana e la figlia.
Ci ha offerti di rimanere lì per le due settimane in cui lui non c’era.

Un giorno andiamo a Boquete a far la spesa e incontriamo un’altra coppia di francesi: Jérome y Roxane con sus hijitos Mateo y Mila.
Loro vivono a Guadalupe e quattro mesi fa hanno comprato un camper a Miami e da lì hanno iniziato il viaggio per arrivare fino alla Tierra del Fuego.
Hanno ancora un anno a disposizione prima di ritornare a Guadalupe.
La coincidenza è che sono gli amici di Telma e Philippe, e che con loro hanno viaggiato insieme un mesetto, tra Guatemale e Costa Rica.
Ci hanno raccontato che Telma y Philippe erano riusciti a vendere il motorhome, un giorno prima dell’areo per Paris, per 5.000 dollari. Bravo!

La stessa sera nella porta del supermercato di Boquete, abbiamo conosciuto Bill, un simpatico missionario cristiano che dá rifugio a 600 niños della zona.
Chiaccherando, ha indovinato la nostra età e il mese di nasita, dicendo che la nostra ricchezza era nel nostro cuore.
In cambio di un portachiavi con la bandiera italiana, si è tolto dal collo un rosario di filo fatto da lui stesso e lo ha messo al collo di Paolo.
E quindi da una tasca mi regalò una croce d’argento che mi ha detto era stata benedetta dal Papa, a Roma.
Poichè sia io che Paolo ci rifiutavamo educatamente di accettarli, allora ci ha detto: “i regali si ricevono con amore, non si rifiutano".
Allontanandosi ci ha chiesti con gli occhi umidi di pregare per i suoi 600 bambini. Abbiamo ricevuto i regali e siamo rimasti emozionati per aver conosciuto una persona tanto speciale.

La mattina dopo, decisi a partire per raggiungere Marcel e Nadia, entriamo nella panetteria francese di Boquete per comprare una baguette fresca, un croissant e un pain au chocolat (!). Con incredibile tempistica, nella panetteria entrano anche Jay y Terry, californiani con i quali ci troviamo subito in sintonia e che ci invitano a festeggiare il Thanksgiving day insieme ai loro amici il giorno dopo, giovedì 26 novembre.
Come rifiutarsi?
Karan e Willy sono volati a Lima, dove vive la mamma di Willy.
Cosí ìl mese finisce a Panamá in una atmosfera yankee, nella quale ci incontriamo a meraviglia.
Anche se io non posseggo ancora l’inglese, con tutti azzardo parole di ringraziamento e di saluto.
Thank you, folks. Good luck everybody. See you next month.