The Travel
From Panamá to San Salvador - 2010-01
Monday, January 28, 2010, 04:39 PM - Guatemala

Abbiamo iniziato l’anno e la decade “on the road”, dormendo parcheggiati sulla Panamerican Highway.
Per alcuni problemi tecnici della Bambi, la notte del 31 dicembre ci ha sorpreso in mezzo alla strada verso la frontiera con il Costa Rica. Minuti prima di diventare oscuro chiedamo nell hotel “La Hacienda” di Santiago di Panamá si possiamo pasare la notte nell loro parcheggio, però ci rimbalzano. Alla faccia dello spírito natalizio.
Meglio così, perchè a 500 metri troviamo alcune villete con lucine di colori che trasmetevano calore e gioia. La famiglia Gonzáles Gómez, ci ospedò nell loro terreno molto gentilmente.
La loro nonna gli aveva lasciato come messaggio che se un forestiero arrivava fino a casa loro si doveva ricevere con le braccia aperte come un segno di buona fortuna.
La maniera di come abbiamo cominciato l`anno non poteva essere più significativa, magari è un segno che marcherà la tendenza di come continueremo nel 2010… viaggiando!
BRINDISI SULLA AUTOSTRADA PANAMERICANA DI PANAMÁ.

Stappiamo la bottiglia di champagne riservata per questa data e brindiamo sotto la luce della luna per i 20 mesi in viaggio e i 40.000 kilometri percorsi fra il 2008 e il 2009.
Dato che fino a questo momento non abbiamo trovato il posto che ci faccia innamorare per rimanere a vivere, decidíamo di continuare viaggiando fino a conoscere il resto dei paesi di Latinoamérica e finire il nostro viaggio negli Stati Uniti.
Dopo di che…vedremo cosa ci riserva il destino.
BANDIERA DI PANAMA.

A Boquete troviamo l`unica propietà che ci interessa: una casa in un bellisimo terreno, nel paesino di Volcancito (piccolo vulcano) con una pendente e un meraviglioso panorama verso la montagna e la valle. Chiamiamo Karan e Willy par ascoltare la loro opinione, e anche a loro piace molto.
Comunque c`era qualcosa del paesino che a me non convinceva.
CASA A VOLCANCITO - PANAMÁ.

L`ultima notte in Panamá salutiamo ai nostri amici Willy e Karan, condividendo con loro una buonisima cena nell ristorante francese di Jean Marie. Per prima volta nella sua vita, Willy assagiava una crêpe.
Loro sono degli amici belli che abbiamo icontrato e rimarrano come persone speciali che questo viaggio ci ha permesso conoscere. So long Karan, Willy & Riley!
CENA A BOQUETE-PANAMÁ:

Lasciamo Panamá, dopo tre mesi di girare il paese e convinti che un giorno ritorneremo.
Il 6 genaio entriamo in Costa Rica senza nessun tipo di complicazione alla frontiera.
Andiamo verso la riviera del Pacífico, per una strada secondaria che si trova in pessimo stato.
Ci fermiamo a pranzare in un rustico ristorantino dove mangiamo il piatto tipico: pesce con riso, fagioli neri, banane frite e un bicchiere di succo di frutta.
Abbiamo pagato 25 dólari che ci sembrò molto caro!
COSTA RICA.

Costa Rica ha 54 spiagge principali , 50 si trovano sulla riviera Pacifica e 4 sulla riviera Atlántica. Noi ne abbiamo conosciute soltando due, entrambe sul Pacífico. La prima al sud a150 kilometri della frontiera con il Panamá, e la seconda al nord a 115 kilometri della frontiera con il Nicaragua, dove abbiamo passato l`ultima notte in terrorio “TICA” come gli dicono in Centroamérica a tutto quello di Costa Rica. SPIAGGIA DEL COCO AL NORD DEL COSTA RICA.

Dalla prima spiaggia che abbiamo conoscuito, chiamata Colonia, andiamo verso San José, il capuluogo di Costa Rica. Viaggiamo per quattro ore, per circa 250 kilometri attraverso la Autostrada Panamericana tutta distrutta, con tante curve in salita e in scesa.
Arriviamo un po’ stanchi, però per fortuna troviamo un camping a pochi minuti del centro città, a San Antonio Belén, questo camping ha doccie di aqcua calda e wi-fi, costa 16 dólari a notte.
Paolo ha preso il raffreddore per i repentini cambiamenti di temperatura fra l’aria condizionata dei locali chiusi e il caldo dell’aria aperta.
Ci fermiamo in questo camping per dieci giorni, riposiamo e ci godiamo del clima que è più fresco che sulla riviera, già che siamo a 1.100 metri sul livello del mare.
CAMPING A SAN ANTONIO DE BELÉN - COSTA RICA.

Facciamo un giro per il centro della città di San José, e non le troviamo nessun fascino in particolare.
Andiamo a mangiare in una “soda” che è un ristorante popolare dove a mezzogiorno ofrono il “casado” che è il cibo tipico di loro, e si compone di: carne, pollo o pesce e di guarnizione risso, fagioli neri, pezzeti di banana fritata, un po’ di verdure e un bicchiere di “fresco” che è un succo di frutta a scelta fra: tamarindo, maracuya, moras, anguria e ananas. Il costo di questo pranzo è di 2.500 balboas, che equivale a 5 dollari.
Se si compara con altri piatti popolari di Latinoamérica con gli stessi ingredienti , questo è caro. In Ecuador per esempio costa un dollaro e mezzo e in Panamá due dollari.
SODA O RISTORANTE POPOLARE.

Nella concezionaria Iveco facciamo un controlo generale della Bambi, che dopo 5 anni sulla strada e con 150 mila di kilometri percorsi si meritava nuove pastiglie di freno. Hanno lavorato durante una sola mattina, per 3 ore con due intervali per fare colazione e pranzare. Alla fine abbiamo pagato 700 dollari!
Ci avicinamo alla veterinaria del doctore Juan Carlos, che avevamo contattato per Internet da Panamá, per fare a Charlie un nuovo esame del sangue di controllo dato che si era preso una Erlichiosis a dicembre. Fortunatamente i resultati sono negativi a nuove infezioni. Comunque gli facciamo il richiamo dei vaccini: antirrábica, epatitis, el mochiglio, etc.
Chiedamo un certificato di buona salute, che chiedono nella frontiera. Però per uscire di Costa Rica esigono un certificato di esportazione , che costa abastanza caro.
In tutto, fra vaccini e certificati abbiamo speso 200 dollari.
LE FRUTTE E VERDURE PIÙ COSTOSE DI TUTTO IL VIAGGIO.

Già nella prima settimana in Costa Rica ci rendiamo conto lo asurdamente costoso di tutti i prezzi.
Lavare la Bambi, ci è costato 40 dollari. Abbiamo preso nel supermercato frutta , verdure, pane e abbiamo battuto il record della spesa più piccola e allo stesso tempo più costosa del tutta Latinoamérica. L’olio di oliva, per esempio, è più caro che in Italia! Soltanto nella prima settimana, senza mangiare fuori, abbiamo speso 1.000 dollari! Troppo per questa latitudine!
PAESAGGIO DI COSTA RICA DALLA AUTOSTRADA.

Lasciamo San José verso nord.
Ci fermiamo nella Spiaggia del Coco, sulla riviera del Pacífico, dove facciamo il bagno di mare insieme ai pelícani che scendevano a metri di noi a mangiare. Bellisismo!
In questa spiaggia ci fermiamo anche a passare l’ultima notte in Costa Rica, parcheggiati direttamente sulla sabbia.
Prima di andare a nanna alle 19:00 hs. Mangiamo delle salsicce con verdure, e a domani. La luce in tutti questi paesi dura 12 ore: dalle 6 a.m alle 6 p.m.
SPIAGGIA DEL COCO SUL PACIFICO AL NORD DI COSTA RICA.

Salutiamo a Costa Rica senza nessuna tristeza, doppo di avere percorso 755 kilometri di strede con bei buchi o strade sterrate o con pezzi di strade franate.
Andiamo via senza nessusa melancolia lasciando dietro i suoi prezzi alti e la loro abitudine di ricargare ai prezzi un plus se si è straniero.
Magari un giorno se vinciamo al Totocalcio, ritorniamo a fare un giro per alcuni dei suoi 28 Parchi Nazionali oppure alcuni dei suoi vulcani ancora attivi.
Il giorno che siamo entrati al paese, i titolari dei giornali mostravano il Turrialba che spuzzava cenere e per il quale hanno dovuto evacuare quantità di gente che si resisteva a lasciare le sue case.
FRONTIERA DI PEÑAS BLANCAS FRA COSTA RICA E NICARAGUA.

Il 18 gennaio a mezzo giorno siamo intrati in Nicaragua, che si trova a soltanto 100 kilometri della Spiaggia del Coco.
Nella frontiera di Peñas Blancas abbiamo fatto il permesso di entrata per Charlie, che ci ha costato 14 dollari, però per lo meno è valido per atrarversare tutte le frontiere del Centroamérica fino a México. La sorpresa è stata che migrazione ci fa pagare 5 dollari per mettere il timbro nei passaporti, questa è la prima volta che ci capita… però non sarà l’ultima.
PAESAGGIO DI NICARAGUA VICINO ALLA FRONTIERA CON COSTA RICA.

Cominciamo a percorrere questo paese e da subito troviamo uno scenario che non ci aspettavamo: la strada in buono stato, pulita e segnalizata bene, alcuni campi verdi seminati e altri con vacche.
Sulla stessa Autostrada Panamericana costeggiamo il gigantesco Lago Nicaragua con la isola più grande del mondo dentro un lago. Sullo sfondo si vede un volcano … con fumo.
Vediamo anche una grande instalazzione eólica di fronte al lago e al volcano.
Tutto molto bello!
PAISAGGIO DI NICARAGUA SULLA AUTOSTRADA PANAMERICANA.

Nicaragua nella lengua náhualt: nic-ati-nahuat, vuol dire: quí insieme al acqua.
Ha 130.700 kilometri cuadrati, e limita con il Costa Rica al sud, con il Honduras al nord, con il Océano Pacífico al ovest e con il Mare Caraibico al est.
Dopo percorrere 40 kilometri dalla frontiera, siamo intrati a un paesino sull Pacífico.
che si chiama San Juan del Sur.
Questo paesino stà ancora faccendosi , però comunque è l’unica spiaggia che ofre un po’ di infraestruttura di osterie, bar e ristoranti di tutta la riviera.
Una dacada fa, era un tranquilo posto di pescatori , mentre che da alcuni anni è il centro di turismo straniero , però per essere molto piccolo mantiene ancora il suo fascino di posto autentico: di fianco ai nuovi alberghi quasi tutte le case si mantengono antiche e coloniali e si vede il venditore di latte sul carretto di legno titato da un cavallo.
PAESINO SAN JUAN DEL SUD, SULL PACIFICO DI NICARAGUA.

Facciamo il bagno nell mare con le sue acque trslucide e onde mediane. Ci fermiamo a passare due giorni in questo posto molto carino che ci ha fatto pena lasciare.
Manuel, un Sanjuanino di 48 anni con tre figli, nato e cresciuto in a San Juan del Sud e che lavora come seguranza di un bar del paesino, ci racconta un po’ della sfortunata storia del suo paese: cincuanta anni di governi dittatoriali, grazie a la famiglia Somoza
(padre, fliglio e fratello; uno dietro l’altro), una guerra civile fra 1978 e 1979 con i Rivolucionari del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (F.S.L.N), due terremoti che hanno distrutto il capoluogo Managua, (1931 y 1972), il maremoto che ha distrutto la riviera del Pacífico (1972), e per finire l’uragano Mitch che nel 1998 ha raso al suolo una bella parte di Nicaragua.
INSTALAZIONI EÓLICAS DI FIANCO AL LAGO DI NICARAGUA.

Leggiamo in un libro con edizione del 2002, che dopo Haití e alla pari di Honduras, Nicaragua è il secondo paese più povero di América.
Le installazioni eóliche di fianco al Lago Nicaragua, sembravano aricchire al paese, però a dire la verità appartengono a Costa Rica e il governo di Nicaragua semplicemente gli affita il terreno.
La prima impressione che ci fà il paese non è di una pobreta estrema, come sí abbiamo trovato in alcune parte del Perú, Bolivia, Ecuador, Colombia o Venezuela, pero… vedremo cosa troviamo più al nord del territorio "Nica", come chiamano in Centro América a tutto quello che ha a che vedere con Nicaragua.
CITTÀ DI GRANADA IN NICARAGUA.

Il secondo posto che visitiamo è Granada a 96 kilometri di San Juan del Sur e a 50 kilometri al sud di Managua.
Questa città ci piace per il suo ambiente rilassato e la sua architettura coloniale di case con tetti di tegole antiche e le sue pareti dipinte di tanti colori.
Vediamo una familia seduti nella porta guardando la gente passare, e che ci invitano a intrare a conocere casa loro.
CASA DI FAMIGLIA A GRANADA IN NICARAGUA.

Ci troviamo con una enorme casa coloniale con il suo patio centrale allo stilo spagnolo.
Sono un po’ i padroni della città che ci accolgono: di fronte c’è il Grand Hotel Alhambra, di loro proprietà.
Dormiamo la nostra terza notte in questa incantévole città, di fronte a une delle sue chiese e sulla Piazza Principale. Alla mattina seguente facciamo una buonisima colazione con frutta, caffè e croissant e di questa maniera torniamo a goderci i prezzi ragionevoli: la colazione costa 50 córdobas che equivalgono a 2.50 dollari.
COLAZIONE A GRANADA.

Continuiamo a percorrere il paese e conosciamo la terza città: Masaya che dicono è la culla del folklore nicaragüense e dove troviamo un grande mercado di artigianato con gli tipici oggieti di ceramica e pelle.
A Masaya come in altri paesini di Nicaragua, i mezzi di trasporti pubblici ci sono carretti di legno a cavallo con i tetti di plastica.
MEZZI DI TRASPORTE PUBBLICO A MASAYA.

Ci rimettiamo in viaggio verso Managua, la capitale di Nicaragua.
All’entrare in città ci chiamano la attenzione la gran quantità di cartelloni pubblicitari al lato della strada.
Arriviamo nella Piazza Principale o Piazza della Revoluzione, dove nell 1979 il Fronte di Liberazione Nazionale , ha festeggiato la loro vittoria sull governo dei Somoza, di fronte alla anticha chiesa, che è stato uno del pochi palazzi che sono rimati in piedi dopo il terremoto.
CHIESA ANTICHA DI MANAGUA.

Da Managua facciamo un percorso di 92 kilometri e arriviamo a León, un altra città con architettuta coloniale però meno sviluppata turisticamente che Granada, però dove si trovano i resti del loro scritore più famoso di Nicaragua: Rubén Darío.
Avevamo bisogno di una doccia, già era momento di entrare in un hotel. Purtroppo ci hanno rifiutato in tanti che non acettavano Paolo… no scherzo, non accettavano Charlie. Che seccaturra!
Alla fine abbiamo parcheggiato di fronte alla loro piazza centrale a passare la notte.
Facendoci prima una meraviglosa hamburguesa per 1 dólaro.
PORTA DELLA CHIESA PRINCIPALE DI LEÓN.

Alla mattina seguente stavamo cercando un bagno, (già che mai in tutto il viaggio abbiamo usato in bagno della Bambi).
Abbiamo trovato il Caffè Rosita e conosciamo ai titolari, lei di Luisiana, lui olandese: Marie y Sebastian.
Si siedono con noi e ci raccontano che alcuni anni fa, loro erano anche viaggiatori che Lui è partito dal Canadá nel suo caravan con la idea di arrivare fino a Tierra de Fuego, Si sono conosciutti, si sono innamorati e hanno viaggiato per un po`insieme, però dopo quatri mesi lei si è stancata di viaggiare e hanno deciso di fermarsi a vivere a León di Nicaragua. Bella coppia: molto buon gusto e tanta energia.
MARIE E SABASTIAN NEL LORO CAFFÈ LA ROSITA.

Ripendiamo il nostro viaggio facciamo 230 kilometri da León fino al’ultimo paesino che conosceremo in Nicaragua: Ocotal e dove passamo l’ultima notte.
Troviamo una piccola città con alcuni rastri di architettura coloniale. Senza dubbio Nicaragua ci è risultato tutta una rivelazione e ci sarabbe piaciuto rimanere per un po’ di tempo in più, però la nostra idea es arrivare ad Mexico primi giorni di febrario.
FRONTIERA “LAS MANOS” FRA NICARAGUA E HONDURAS.

Il 23 gennaio atraversamo la frontiera a Las Manos per entrare in Honduras. Qui la burocrazia è mostruosa e solo dopo due ore di fare documenti e 45 dollari pagati fra la Dogana e Migraciones, riusciamo a passare la frontiera.
Senza nessuna vergogna ci fanno pagare anche se nemmeno c’è bisogno di un timbro nel passaporto, poichè c’è una convenzione tra i 5 paesi del centroamerica. Paghiamo e in cambio ci danno una minuscola ricevuta e ci spiegano che nesuno ce lo chiederà e che soltante ci serve come ricordo del ingreso a Honduras… un ricordo da rimovere.
La moneta in Honduras è il Lempira e 19 Lempiras valgono 1 dollaro.
ENTRANDO IN HONDURAS.

Honduras ha 112.500 kilomenti cuadrati e limita al nord-ovest con il Guatemala, al sud- est con Il Salvador e Nicaragua. Ha 880 km di riviera caraibica e molti kilometri di riviera Pacífica.
Facciamo 130 kilometri dalla frontiera con il Nicaragua fino a Tegucigalpa, (la capitale) un’autostrada in salita e in discesa. 20 kilometri prima ad arrivare sentíamos un odore a brusciato e ci fermiamo a controlare la Bambi, fer fortuna nos era niente.

CIBO TÍPICO DI HONDURAS: “ PUPUSA”

La signora Socorro, molto in gamba e padrona della stamberga di paglia dove vende cibo lungo la strada, ci offre tacos di mais che stava finendo di amazzare e stava asando nell suo forno a legna. Il ripieno di i tacos ci sono faggioli neri, carne di maiale e risso bianco. Questo piati tipico si chiama: “pupusa”.
Abbiamo mangiato un saco e ci ha costato molto poco: 76 lempiras equivale a 3.50 dólares. Molto buono!
Arriviamo a Tegucigalpa, e troviamo una città in caos: smog, tante auto che suonavano il claxon, stress. Orribile!!!
TEGUCIGALPA.

Decidiamo di fuggire e andiamo via velocemente verso la frontiera con El Salvador.
Dopo 100 kilometri scedendo verso il Pacífico, arriviamo già di notte in un piccolo paesino e troviamo un albergo dove lasciano entrare Charlie.
Ci fermiamo lì per due notte a riposare. Facciamo un giretto alla spiaggia, però non troviamo niente di bello.
Anzi! Povertà e abbandono.
HONDURAS DALLA AUTOSTRADA.

Purtroppo dopo atraversare Honduras da est a ovest, fecendo 300 kilometri , non possiamo dire di aver visto nemmeno una cosa che ci abbia fatto piacere.
La immagine che rimane è di povertà e sporcizia.
La mattina di lunedì 25 gennaio, siamo intrati in El Salvador. Alla dogana non abbiamo dovuto pagare nulla. Migrazione, nulla, Il dollaro di imposta municipal eche vigeva tra costarica e Honduras era sparito…abbiamo pagato solo 3 dollari per la fumigazione della Bambi. L’uficiale di dogana è stato gentile e sonridente ed è salito sulla Bambi per revisarla. Per fortuna non ha aperto il frigorifero che era pieno di uova, formaggio, fruta e verdura.
FRONTIERA DI HONDURAS CON EL SALVADOR.

El Salvador è il paese più piccolo di tutta Centro América con sólo 21. 040 kilometri cuadrati. Da est a ovest ha 260km e di nord a sud sólo 100km.
Limita al N. y al E. con il Honduras, al O. con il Guatemala al S. con il Océano Pacífico, ed è l’unico paese di Centroamérica che non ha Mare Caraibico.
La maggior quantità del suo territorio è una meseta di ativittà vulcanica, motivo per il quale lo chiamano: la cintura di fuoco di Centro América.
La moneta è il dollaro.
Alcune parole: una pluma è una barriera, e il tumulo è il riduttore di velocità sulle strade.
CENTRO DELLA CAPITALE DEL SALVADOR.

Da “El Amatillo”, che è la frontiera fra con il Honduras, fino a San Salvador, che è la capitale abbiamo fatto 200 kilometri.
La Autostrada Panamericana in questo paese è in ottimo stato.
Arriviamo al centro della città e troviamo un caos da grande città, però la gente è un po’ più ripettuosa al guidare le auto.
Facciamo un giro e troviamo un bel quartiere dove parcheggiamo per passare la notte.
Questa città è abastanza alta e riposiamo freschi e addirittura dobbiamo metterci una coperta.
PARCHEGGIATI PER PASSARE LA NOTTE A SAN SALVADOR.

Facciamo un percorso di solo 30 kilometri ed arriviamo a la riviera del Pacífico. Troviamo spiagge con infrastutture molto umili e molto grandi, fatte con legno e paglia, dove offrivano pollo o pesce con riso, tra cani malati e spazzatura.
Qualche kilometro più in là c’è la spiaggia El Tunco con alcuni bar e ristoranti gestiti da europei, che è il luogo più sviluppato turisticamente di tutto El Salvador. Qui c’è anche l’unico camping con doccia e elettricità, al prezzo di 6 dollari. Siamo rimasti qui 2 giorni prima di entrare in Guatemala.
JUGO DE SANDIA Y LIMON EN LA PLAYA EL TUNCO.