The Travel
From Guatemala to México - 2010-02
sabado, Febrero 28, 2010, 02:30 PM - México
FRONTIERA DI GUATEMALA.

Abbiamo cominciato febbraio in Guatemala.
Già sulla Autostrada verso Città di Guatemala abbiamo capito come sono di imprudenti i guatemalteci al momento di guidare.
Aproposito devo dire che grazie ai riflessi di Paolo, che per forza si sono acentuati in questo viaggio, abbiamo evitato essere vitime di molti incidenti.
In tutta Latinonamérica è un rischio continuo transitare sulle strade, però dei paesi più pericolosi in questo senso i peggiori ci hanno sembrado il Venezuela y il Guatemala.

UN GOMISTA SULLA AUTOSTRADA, CHE LORO CHIAMANO “PINCHAZO”.

Dalla frontiera abbiamo percorso 122 kilometri fino a Città di Guatemala e abbiamo atraversato alcuni piccoli vilaggi, dove abbiamo visto tanti gommisti che gli chiamano “pinchazo”. Pinchar significa bucare, o forare.
Arriviamo al centro della Capitale e ci fermiamo soltanto per fare alcune foto della Piazza Principale.
Le guide turistiche ti indicano stare molto attento alla insegurità di questa città, e in più, come in quasi tutti paesi di Latinoamérica, che fino al giorno di oggi abbiamo visitato, questa Capitale non ha nessun tipo di infrastrutura per accogliere camper.
Guate-City (come loro la chiamano) è organizata per settori numerate, la Piazza Principale si trova in Zona 1.

PIAZZA PRINCIPALE NELLA CITTÀ DI GUATEMALA.

Le guide turistiche, invece, raccomandano conoscere Antigua, che è stata la prima Capitale di Guatemala e si trova soltando a 40 kilometri di Guate-City.
È un paesino piccolo che in totale ha soltanto 10 isolati per 10 isolati.
È a 1.700 metri di alteza sull livelo del mare, è fa che il clima sia fresco e pulito. Troviamo un posticino per parcheggiare in una tranquila strada con un paio di alberi e un pezzeto di erba per Charlie.
Il posto ci ha sembrato cosí di gradevole che rimaniamo per due giorni e due notti.

PARCHEGGIATI IN UN POSTO CARINO DI ANTIGUA- GUATEMALA.

Antigua ha le strade di pavé e tutte le case di stilo coloniale, la grande maggioranza conservate molto bene e diventate restauranti, caffé, alberghi, o negozi di vendita di pensieri. Non abbiamo trovato nemmeno un palazo in tutto il paesino che posa rompere la armonia estetica. Ha una decina di chiese antiche, fatte di pietre e la loro bella Cattedrale di fronte alla Piazza Principale.
Quando siamo arrivati, sulle strade c’erano mercatini di arteggianati con sharpe, ponci, materazi, tovaglie tessuti a mano.
I arteggianati insieme ai vestiti tipici di loro, creano un pitoresco ventaglio di intensi colori che contrastano con le neutre parete di petre e le strade di pavè.

ARTEGGIANATI SULLE STRADE DI PAVÈ AD ANTIGUA.

Questa magica cittadina è circondata fra il Vulcano Agua e il Vulcano Fuego, che si possono ammirare imponenti da qualsiasi punto di Antigua è diventa il panorama in una cartolina molto bella.
Antigua è senza dubbio, e alla pari di Paraty in Brasile, Arequipa in Perú, La paz in Bolivia, Cuenca in Ecuador e Cartagena in Colombia, una delle città più belle che abbiamo trovato, una perlita coloniale di marcata archiettura spagnola e altamente raccomendabile.

ANTIGUA - GUATEMALA

Ci fanno notare la esistenza di uno spazio che la Polizia Turistica ofre di maniera gratuita, ai viaggatori con camper.
In questo terreno troviamo altri viaggiatori: francesi e tedeschi con le loro camper. Noi ci siamo sentiti tanto bene in questo angolo di Centroamérica, che abbiamo deciso di rimanere due giorni in più.

CAMPER DI FRANCESI E TEDESCHI AD ANTIGUA- GUATEMALA.

Per fortuna Paolo parla perfettamente il fracese e se la cava con il tedesco. Per quanto mi reguarda un bel sonriso dice più di mile parole.
Siamo diventati amici di Bruno e Veronique, una coppia di francesi che viaggiano già da tempo e che prima di arrivare al Continente Americano, hanno percorso Australia e Asia, nella loro compatta Land Rover: con poco spazio e senza bagno.
Se la maglioranza di voi, non avrebbe il coraggio di passare nemeno un fine settimana vivendo sulla Bambi, vi posso assicurare che noi non riusciremo a stare nemeno un giorno nella loro Land Rover.
Ci fa fatica a capire come sono riusciti a fare tanti kilometri, vivendo in un camper così piccolo.
CHAPEAU!

AMICI VIAGGIATORI FRANCESI: BRUNO E VERONIQUE.

Adesso possiamo valorizare che la Bambi ha la sua doccia, cucina, aria condizionata, letto doppio con futon di latex, eschermo LCD con il suo DVD, autoradio, armadio per i vestiti, e la posibilitá di camminare dentro… in comparazione con il camper di Bruno e Veronique, che non ha niente di tutto questo, la nostra casa sembra un hotel di lusso.
Loro ci hanno rinnovato l’energia, insegnandoci con il loro esempio che si può viaggiare molto bene, con molto meno di quello che abbiamo noi.
MERCI!

ADESSO LA BAMBI CI SEMBRA UN CAMPER DI LUSSO.

Con Bruno e Veronique condividiamo tutto un giorno scambiando mappe e informazioni utili, già che i nostri destini si trovano in questo punto però i percorsi sono inversamente oposti.
Facciamo insieme colazione, pranzo, cena e Bruno fa la mescola per delle fantastiche crêpes: farina, uova, olio, birra e sale. Veronique le cucina seduta nella loro Land Rover, dato che non ha più spazio per farlo di un’altra maniera.
Vengono buonisime e le riempiamo con tutto quello che troviamo a mano.
BON APETIT!

VERONIQUE CUCINANDO CRÊPES SEDUTA SUL LORO LAND ROVER.

Ci salutiamo augurandoli “bon voyage” e ritorniamo un’altra volta a Città di Guatemala, dove troviamo un meccanico per riparare una perdita di acqua del motore. Rimaniamo TU-TTO il giorno nel meccanico e anche passamo la notte parcheggiati nel gigantesco uficio.
A dire la verità già ho perso il conto di tutte le volte che, in questo viaggio, siamo stati per uno o un altro probblema dentro dei officini meccanici.
La Bambi ha più di 20 anni, più veinte 20 mesi in movimento continuo e ha fatto molto di più di 20.000 kilometri moltiplicati per 2.
Possiamo dire che è assolutamente comprensibile che quando ripariamo una cosa si rompa un’altra.
Quello che non è per niente normale è che Paolo sempre debba lavorare insieme ai meccanici e in più provedergli di ferramenta, bulloni, rondelle, cavi, che non hanno mai!

MECCANICI E PAOLO RIPARANDO LA BAMBI IN CITTÀ DI GUATEMALA.

Con la Bambi riparata (vedremo per quanto tempo) riprendiamo il viaggio verso N.E. e facciamo 280 kilometri in 5 ore, fino ad arrivare a Río Dulce (Fiume Dolce).
In mezzo a un paesino orribile, abbiamo la fortuna di trovare la bella Bruno’s Marina. Per 10 dolari passiamo lì la notte e ci godiamo il diritto di usare i bagni e doccie di acqua calda, il wi-fi e una stupenda piscina.
La seguente mattina, il posto è abbastanta tranquilo come per praticare un po’ di yoga che tanto bene le fa a la mia dolorante schiena.

MATTINA DI YOGA NELLA BRUNO`S MARINA A RIO DULCE

Facciamo altri 250 kilometri fino ad arrivare a le rovine Maya di Tikal, dove pensavamo passare la nostra settima ed ultima notte, prima di lasciare il Guatemala, nel camping che Bruno e Veronique ci avevano indicato.
Purtroppo ci hanno rifiutato alla entrata, nemeno ci hanno alzato la barriera, dato che era assolutamente vietato l’ingresso con armi da fuoco e cani.
Con una sensazione di frustrazione siamo andati via mentre Paolo si lamentava a voce alta.
Nel camino di ritorno ci ferma la polizia, e per prima volta in tutto il viaggio, sale un uficiale e apre il frigorifico nella recerca di “fruta vietata”.
Il mango, secondo loro, può contenere uove di alcune zanzare che stano combatendo.

UFICIALE NELLA RICERCA DI “FRUTA VIETATA”

Salutiamo al polizoto e anche ai nostri deliziosi manghi e cominciamo a trovare un posto sicuro per passare la notte.
Nella ricerca, repentinamente l’aria condizionata si ferma di raffredare e invece comincia a sputare fumo.
Nel villaggio il Remate ai 20 kilometri di Tikal, troviamo un ristorante aperto nella riviera di un laghetto.

ULTIMA NOTTE IN GUATEMALA NELL PAESINO IL REMATE.

Paghiamo 50 queztales e il dirito di attacarci alla eletricità e usare i bagni dell ristorante. In Guatemala otto queztales equivalgono a un dollaro.
Stanchi e un po’ alterati per non essere potuti entrare a Tikal, per completare la giornata negativa, nel tentativo di staccare il ghiaccio con un coltello buchiamo il punto per dove passa il tubo del gas refrigerante.
Un errore che ci costarà caro!

MANGIANDO L’ULTIMA PAPAYA FRESCA DEL FRIGORIFERO.

Mangiamo le cose che andrebbero a male e beviamo l’ultima botiglia di acqua fredda. Il burro, insieme ai vasi che dicevano “una volta aperto mantere refrigerato” abbiamo dovuto butarli.
Chi sa quando riusciremo a trovare un service che posa riparare il frigorifero… in Belize? o sará già in Mexico?
Il giorno dopo, senza aria condizionata, pero per fortuna, con una mattina nubolosa, abbiamo fatto 60 kilometri verso la frontiera con Belize, se si chiama: Melchor de Mencos.
Abbiamo passato per gli ultimi paesini di Guatemala, dove abbiamo visto donne lavando i vestiti nell Fiume.

DONNE LAVANDO I VESTITI NELL FIUME DI UN PAESINO DI FRONTIERA.

Quando siamo arrivati alla frontiera, ci hanno fatto pagare 50 queztales d’ imposto municipale per aprirci la barriera e lasciarci atraversare il ponte verso Belize, e anche hanno tentado di farci pagare 20 queztales per timbrarci il passaporto di uscita del Guatemala…
Con un umore da cani ci abbiamo lamentati molto arrabiati, dicendoli che in nessun paese di Latinoamérica ci hanno mai fatto pagare per timbrare il passaporto.
Non era vero, dato che in Honduras abbiamo dovuto pagare, pero questa piccola bugia ci ha servito, perche alla fine ci hanno timbrato senza pagare nulla.

PASAPORTO DEL NOSTRO CANE CHARLIE BRAVO.

E anche a le hanno timbrato il passaporto a Charlie.
Credo che a questo punto è il cane piú giovane e con più timbri nell suo passaporto, a cominciato a viaggiare quando aveva 6 mesi d’età e in questo momento con più di due anni ha già timbri di ingresso e usctita di Argentina, Paraguay, Brasile, Bolivia, Perú, Ecuatore, Colombia, Venezuela, Panamá, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, El Salvador, Guatemala, Belize e Mexico. E anche a fatto un fermata in aereo a Santiago di Cile.

TIMBRI NELL PASAPORTO DEL NOSTRO CANE CHARLIE BRAVO.

In Belize, già non si parla spagnolo, la lengua è l’inglese. La loro moneta è il dollaro Belizeño e porta la imagine della regina d’ Inghilterra.
Due dollari Belizeñi equivalgono a un dollaro americano.
Nella frontiera di Belize, che si chiama Benque Viejo, abbiamo avuto un triste sorpreso… Charlie per non avere un permesso di passagio, che si doveva compilare per Internet ed essere aprovato per il Ministero Agropecuaro, non poteva ingressare al paese. Peccato che questa informazione non si trova nella pagina web uficiale di Belize.

IL DOGANIERE CI INFORMA CHE CHARLIE NON PUÒ INGRESARE.

Nemmeno ti permetono riempire questa richiesta nella dogana stessa … comunque per potere ingressare con Charlie abbiamo dovuto pagare una multa di 100 dollari americani.
D’altra parte il nostro amico Miguel ci aveva avvisato, che un paio d’anni fa quando lui era entrato come turista a Belize, presentando il suo pasaporto argentino, come degli svizeri e degli israeliani, aveva pagato per una Visa che è costata molto cara. Per fortuna io non ho dovuto pagare niente… questo può significare che Migrazione di Belize fa pagare Visa agli svizzeri, agli israeliani e… a Miguel, Je, je, je!!!

LA FILA IN IMMIGRATION OF BELIZE.

La verità è che io stava facendo la fila, con i miei dollari, e il doganiere quando ha visto il mio passaporto ha dubitato… allora ha chiesto alla sua superiore che fortunatamente ha fatto un segnale di lascarmi entrare.
Credo che a questa superiore, pochi minuti prima, io le ero stata simpatica, dato che le avevo chiesto, in spagnolo accompagnato da un gran sorriso, se potevo andare in bagno. E dopo in inglese le ho detto le parole “ladies” e “pee”.
Nell fratempo le ho lasciato il mio passaporto argentino, che evidentemente ha avuto il tempo di esaminare da cima a fondo.
Alla fine non mi hanno fatto pagare, però ci hanno dato soltanto tre giorni di permesso in Belize, ni un secondo in più…

DOGANA DI BELIZE CON GUATEMALA.

Siamo entrati in Belize il 6 di febbraio alle 12:00 hs. Abbiamo dovuto pagare un sicuro obbligatorio per la Bambi che ci ha costato 23 dolari americani, per soltanto 72 ore!
Abbiamo cominciato a percorrere i primi kilometri delle sue 23.000 kilometri quadrati di superficie totale.
Dalla dogana con il Guatemala fino alla dogana con il Mexico, ci sono soltanto 300 kilometri.
C’è soltanto una autostrada che la atraversa tutto il Belize, di modo che è imposibile perdersi.
Lungo la strada, San Ignacio è un vilaggio molto caraibico con le loro ville di legno e la loro gente di colore, molto simpatici.

PAESINO DI SAN IGNACIO IN BELIZE

La composizione demografica di Belize è molto interessante: fra di loro ci sono bianchi (di origine británico e spagnolo), neri (antichi esclavi portati dall’África), creole (mescola fra il bianco británico e il nero), aborigeni (di origine maya), mestizos (mescola di aborigeno e bianco), garifunas (mescola fra l’ aborigeno e il nero). Si trovano anche libanesi (che sono arrivati come venditori), mennonitas (che sono contadini di origine tedesca, svizera ed olandesa che continuano a vivere come nell secolo XIX.
Negli ultimi anni sono entrati anche guatemaltechi e messicani per lavoro.
Però chiama molto l’atenzione la forte presenza di cinesi, che hanno il monopolio dei ristoranti e dei supermercati.

RISTORANTI E SUPERMERCATI CINESI IN BELIZE.

Siamo arrivati a Belmopan è una delle capitali più piccole al mondo: il centro ha soltanto un paio d’isolati, dove si trova l’Assamblea Nazionale, la Polizia, le Poste, le Banche , la Stazione d’autobús, alberghi, e il mercato di frutta e verdura.
È un paese caro: una sola pera costa 0,75 centesimi di dollaro americano!
Comunque Belmopan non ha nessun affascino in particolare e la nostra idea era atraversarla senza fermarsi.

BELMOPAN CAPITALE DI BELIZE.

Però casualmente uscendo abbiamo visto un service di impianti di rafredamenti e ci siamo fermati a chiedere se potevano riparare il nostro frigorifero e anche l’aria condizionata.
La propietaria, di Scozia, che vive in Belize da alcuni anni, parla al telefono con suo marito Davide, che le conferma che può cominciare a lavorare il giorno dopo alle 9:00. Ci hanno anche offerto di passare la notte davanti alla porta del loro negozio, dove abbiamo passato la prima notte in Belize.
Sembrava che la buona fortuna stava ritornando!

PARCHEGGIATI DAVANTI AL SERVICE.

Davide arrivò puntuale, e ha lavorato insieme a Paolo che lo aiutò durante tutta la mattina della domenica.
Hanno finito il lavoro alle 14hs, e il bello di questa storia è che non ci ha voluto fare pagare nula!
Gli abbiamo offerto una birra, e come Paolo parla bene l’inglese, ci siamo fermati a chiacherare per un bel po’.
Davide ci ha raccontato che è stato militare nella British Army durante 24 anni. Al sapere della mia nazionalita argentina, cominciò a raccontarci della sua participazione nella Guerra delle Malvinas/Falklands.
Per me era interessante conocere il punto di vista di un soldado inglese e ovviamente gli domandavo alcune cose che mi venivano in mente.
Davide aveva 23 anni quando è stato nelle isole e i suoi compagni inglesi avevano fra i 21 e i 24 anni.
Invece gli argentini, secondo il suo ricordo, si vedevano molto giovani e lui pensava che avessero fra 16 e 18 anni, però sopratutto, ci racconto come si capiva la mancanza di alenamento profesionale, e anche gli chiamava molto la atenzione la mancanza di munizioni degli argentini.
Continuò a rispondere le mie domande dettagliando i racconti, e io inevitabilmente cominciavo a diventare triste. Però questo merita un capitolo a parte…
Abbiamo salutato a Davide ringranziandolo per le sue reparazioni, eravano felici di avere il freddo un’altra volta nella Bambi.

DAVIDE E PAOLO A BELMOPAN IN BELIZE.

Abbiamo cominciato a percorere i siguenti 100 kilometri verso Belize City, e sulla strada, purtroppo, l’aria condizionata ha di nuovo smesso di funzionare e il frigorifero di raffredare…
Non ce la facevano più di stancheza e calore e abbiamo deciso instalarci a Villa Boscardi, un Bed & Breakfast che ci aveva raccomandato David.
Era una casona grande e preparata molto bene da Françoise, una francese divorziata da un italiano.
Per stare un notte con aria condizionata, doccia d’aqcua calda, un televisore e wi-fi, in Belize abbiamo pagato come un albergo 5 stelle in Ecuador: 100 dollari!

BED & BREAKFAST A BELIZE CITY.

Però lo buono è stato riposare molto bene, in un letto gigante, abbiamo potuto lavare i vestiti e fare la doccia a Charlie. Paolo ha visto il suo amato Superbowl in diretta dove hanno vinto i New Orleans Saints, una città che oggi rinasce doppo l’uragano Katrina, e che magari visitaremo fra alcuni mesi.
Eravamo pronti per riprendere il viaggio.
La mattina seguente, dopo colazione, siamo passati da un Veterinario per il certificato di buona salute di Charlie.

VETERINARIO A BELIZE CITY.

Lasciamo Belize City verso la frontiera che si chiama Santa Elena dal lato Belizeño e Subteniente López del lado messicano.
La frontiera alle 16hs era vuota ed era la prima volta che non facevamo la fila in Migrazione e la seconda, dopo la frontiera nell Lago Titicaca in Bolivia, che non sofriva di calore in una frontiera.
Abbiamo pagato18 dollari americani, a testa, per il timbro di uscita di Belize, però questa volta non abbiamo discusso, perche già ci avevano informato del pagamento. Quello che si meritava incazzarsi, è stato dal lato messicano, dato che abbiamo dovuto pagare 21 dollari a testa in Migrazione per rimanere 6 mesi.
Nemeno abbiamo discuso però si gli abbiamo detto la nostra opinione dell’ assurdo che ci sembrava, il doganiere argomentava che la Visa americana costa 100 dolari. È vero però quella è valita per 10 anni!!! e Paolo con il suo passaporto italiano non l’ha nemeno bisogno!!

FRONTIERA DI MEXICO CON IL BELIZE.

In più la Bambi ha dovuto pagar 30 dollari per entrare e ha dovuto passare dai raggi gamma e dalla desinfezione, pagando ancora.
Dopo aver pagato e pagato siamo entrati a Mexico lunedì 8 febbraio ed eravamo molto emozionati di essere arrivati.
Dal primo mexicano con cui abbiamo parlatto e fino ad oggi, i messicani ci sembrano persone molto simpatiche.

PRIMA CITTÀ: CHETUMAL- MÉXICO.

La prima città è Chetumal. Essendo tanto vicino all frontiera ci ha impressionato come sia grande, organizzata pulita e tranquilla: ha anche una lunga riviera che corre di fianco al mare verde trasparente caraibico, e in più ha molti spazi verdi.
Abbiamo trovato un camping, che è un grande prato sul mare con tutti servizi a anche una bellísima piscina. La notte costa 200 pesos mexicanos (16 dollari).
Ci siamo messi sotto le palme e abbiamo festeggiato il nostro arrivo a México con una birra, tacos e guacamole.

CAMPING A CHETUMAL- MEXICO.

Secondo il libro dei campings in Mexico, sembrarebbe che ce ne sono molti in tutto il paese, e sono ben equipati. Speriamo che siano tutti belli come questo.
Ho la sensazione che la parte più dura del viagio sia finita e adesso inizia la più comoda. Spero di non illudermi.
Martedì 09/02, dopo una colazione a base di frutta, pancakes y café, siamo andati in centro a Chetumal per comprare l’assicurazione, que sebbene non è obbligatoria, è più prudente averla per affrontare i 5.500 km che rimangono per attraversare il Mexico.
In più, finalmente, abbiamo potuto riparare l’aria condizionata e il frigorifero.

PRIMA COLAZIONE IN MEXICO.

Ma dall’altro lato, la direzione idráulica, nonostante la riparazione fatta in Costa Rica, continuava a perdere liquido, e per completare il quadro di guasti della Bambi, gli indicatori della benzina erano morti.
Abbiamo trovato un meccanico che cominciò a riparare la direzione idráulica e quando io avevo cominciato a godere di questo “nuevo periodo di comodità” mi sono trovata un’altra volta in en una situazione poco piacevole: la Bambi smontata nell’ufficina meccanica e noi dentro per 5 interminabili giorni e notti: montavano, provavano e ritornavano a smontare i pezzi una e un’altra volta… Eravamo imprigionati in una reparazione che non finiva più.
Siamo stati più giorni in quell’ufficina che in Belize, Honduras o El Salvador, je, je!

BAMBI NELL’OFFICINA MECCANICA A CHETUMAL, MEXICO.

Il 15 febbraio 2010 è una data storica: 5 anni fa Paolo è uscito dall’Italia con la Bambi per viaggiare in America.
Avevamo voglia di trovare un bel posto per festeggiare.
Così percorriamo i 260 kilometri fino a Tulum con un sole splendido e la strada in perfecto stato e ben seganlata. Chiamiamo il nostro amico Ale in Italia, per condividere l’allegria di quel momento, e improvisamente dal retrovisore notiamo che esce un denso fumo bianco e proprio mentre parliamo ad Ale il motore si ferma…
Proprio il 15 febbraio la Bambi sta dicendo basta????
È stanca di tanto viaggiare e decretó il finale di questa aventura???
No, per fortuna era solo mancanza di diesel, che per il fatto che gli indicatori erano morti, non abbiamo calcolato che uno dei serbatoi era oramai vuoto.

ROVINE MAYAS DI TULUM.

Arriviamo a Tulum per passare la notte nel parcheggio de Sito Archeologico delle rovine Mayas.
La mattina dopo arriviamo tutti e tre alla entrata dove si pagano 51 pesi…ma neanche qui sono permessi i cani…
Questo Sito, per il fatto di stare al bordo del mare Caraibico, è imperdibile. In lingua Maya Tulum significa murato, infatti sono le uniche rovine circondate da muro.
Oltre a seguire tutto il circuito per un sentiero con indicazioni in español, in inglese e in maya, si può anche scendere alla spiaggia e fare il bagno nelle acque azzurre, turchesi, trasparenti e tiepide.
Ammirare le rovine nuotando è una esperienza impresionante!

GIOCANDO CON CHARLIE NELLA SPIAGGIA DEL CARMEN- YUCATÁN -MEXICO.

Ripartiamo verso Playa del Carmen percorrendo 60 kilometri della Ruta Federal 397 che bordea il mare e chiamano Rivera Maya.
All’arrivo la prima cosa è stata andare in spiaggia, però purtroppo siamo stati poco tempo gioccando con Charlie, prima che venise un rompescat… a dirci che non sono permessi i cani in spiaggia.
Playa del Carmen, come Buzios in Brasile, era un tranquilo villaggio di pescatori ed oggi è un centro turistico internazionale.
La sua isola pedonale, è una centenaia di metri, dove ci sono negozi di vendita di pensieri come: sharpe di colori, enormi capelli messicani, piatti di ceramica dipinte a mano, gioielerie di fino argento, magliete di cotone scrito Mexico, vestiti di lino bianco o firme internazionali.

PIATTI MEXICANI DI CERAMICA DIPINTI A MANO.

Il cibo più popolare del Mexico sono i tacos, che si mangiano a colazione, pranzo e cena ripieni di una grande varietà di sapori: carne di vitello fritto, pollo arrosto, maiale grigliato, frutti di mare, formaggi, e tutti con nomi strani.
Ci sono ristoranti con acquari pieni di aragoste, obviamente cari.
Però per chi ha le tasche magre, ci sono bancarelle con vendita di tamales di mais e pollo che costano soltanto 15 pesi, vuol dire quasi un dollaro americano.

UN GELATO PER CHARLIE NELLA ISOLA PEDONALE.

Noi abbiamo optato per un gelato da condividere con Charlie che adora il sapore a vanilla. Purtroppo mentra facevamo il giretto si avicinò un altro rompe s… a dirci che neanche sulla pedonale si permetavano i cani … che due m...
Ci siamo lamentati nel ufficio Informazione Turistica, dove ci hanno parlato della corruzione che ragna nel paese: apparentemente si inventano proibizioni solo per dopo far pagare multe inesistenti ai turisti…
Con un poco di male umore per tanto maltratto (verso i cani), abbiamo deciso lasciare Playa del Carmen e proseguire verso Cancún.
Al tramonto siamo arrivati al Camping Meco Loco ai pochi kilometri fuori Cancun, verso Punta Sam.
Questo camping non era così bello come quello di Chetumal, però aveva doccie calde e wi-fi e adesso che penso nei camping più brutti incontrati dopo, questo non era niente male.

CAMPING A CANCÚN- MEXICO.

Cancún è una città divisa in due parti: la zona Hotelera, y la città vera e propria. La zona Hotelera è IM PRE SSIO NAN TE!. Una decina di kilometri di boulevard con palme, pieni di Alberghi 5 stelle che si affacciano da una lato al Mare Caraibico, e dall’altro alla enorme laguna Nichuptè.
E in più campi da golf, centri commerciali, Ristoranti di lusso e Yacht club, tutto molto pulito e curato… alla Europea.

ZONA HOTELERA A CANCUN-MEXICO.

Quello che mi ha affascinato è il mar di questa regione di Mexico… che mare!
Turquesa chiaro, verde, azurro, azzurro profundo, blu, con pennellate di bianco. L’immagine si completaba con il colore chiarisimo della sabbia e il celeste del cielo macchiato da poche bianche nuvole.
E cercando di lasciare l’aspetto visuale e chudendo gli occhi… la textura fina della sabbia che non brucia, la brezza suave che accarezza il viso e la temperatura perfecta dell’acqua: in uno equilibrio molto piacevole, hhh!!!
Per un attimo, confesso, mi sembrò che il mondo si fermava e mi avvolgeva in una tranquila sensazione di benessere. Mi costava quasi credere che quello che stavo vivendo era reale. Sembrava un sogno, o una proiezione di quello che per la mia immaginazione, è il paradiso.

MARE CARAIBICO DELLA RIVIERA MAYA A CANCÚN MEXICO.

Però siccome il bello dura poco, eravamo di nuovo da un meccanico, aggiustando questa volta l’imperfetto elettrico.
Finalmente con gli indici funzionanti e il tanque pieno, lasciamo Cancún e il Mare Caraibico messicano e ci dirigiamo verso ovest.
Dopo di 150 kilometri per una Autostrada con pedaggio molto caro, siamo arrivati a Cenote Xkekem. Nella zona, una foresta di alberi bassi e relativamente secca, ci sono tanti pozzi sotterranei.
Ci fermiamo ad assaggiare alcuni piatti tipici mayas: “poicanes, panuchos e yucatecos” I panuchos è un impasto con forma rotonda e frita in olio, repieno di carne o pollo che li aggiungono pomodori e cipolla cruda in pezzetti, formaggio gratugliato e il loro sugo di “cile habanero” mooolto picante.
Ogni uno costa 6 pesi messicani, vuol dire 0,50 di dollaro americano e sono molto buoni!

ASSAGGIANDO IL PIATTO TIPICO MAYA: “POICANES E PANUCHOS”.

Ci fanno pagare un ingresso di 27 pesi e cominciamo a scendere per una scala di sasi della stesa caverna.
Non lo raccomando per quelli che soffrono di claustrofobia, dato che il corridoio è molto stretto e il tetto bassisimo.
Alle fine troviamo il laghetto alimentato da un Fiume soteraneo d’acqua trasparente. Ci siamo inmersi per un bel po’ a nuotrare fra i pesciolini.
Dall’acqua, nel centro steso del lagheto, se si alza lo aguardo si vede il celo atraveso un buco nel tetto della caverna. È stato un momento magico!

CENOTE: POZZO D’ACQUA DENTRO UNA CAVERNA- MEXICO.

Il giovedì 18 febbraio, siamo arrivati al paesino di Chichen Itzá, e abbiamo trovato il terzo camping, ne tanto bello come il primo, ni abastanza buono come il secondo…era terribile: senza acqua, (vuol dire né bagno né doccie) in più era molto caro. Dopo di negoziare il preso siamo rimasti per 150 pesos.
Il 19/02 alla mattina siamo entrati a conocescere le Rovine di Chichén Itzá, che il lengua maya significa: Chichén (boca di pozzo) e Iztá (nomi degli aborigeni dalla regione).

ROVINE MAYAS DI CHCHÉN IZTÁ.

Queste rovine hanno, a diferenza d’altre, uno Cenote sagrato, in maya ts’onot (pozzo d’acqua).
In questo ts’onot si lanciavano oferte al Dio loro come gioieli d’oro, argento, jade anche doncelle, guerrieri e bambini e di questa maniera mantenevano viva la profezia sulla quale ritornerevero alla vitta.
Ci sono 20 rovine (templi, castelli, chiese, piazze, case, osservatori, mercatti e altri...) Al comincio e alla fine delle scale (alcuni di 91 escalini) si trovano, fate in petra, il loro serpente piumato, in maya (Quetzal Coalt).
Questo serpente si morde la coda e disegna un circolo che se la mia memoria non non mi tradisce, nella scuola elementare ti insegnato che significa (il ciclo della vita che ricomincia in ongi primavera, o secondo la loro credenza religiosa, la vita dopo la morte)

SERPENTE PIUMATO: IL QUETZAL COALT.

Dopo uscire delle rovine, prendíamos la Autostrada 180, verso ovest, fino a Mérida, facendo 110km, e dopo prendíamos la 161 verso sud, fino alle Rovine di Uxmal, per altri 78 kilometri.
Ormai al tramonto abbiamo trovato un caming che figurava nel libro, a dire la verità era una fermata per l’autobus turistici dove c’era una ristorante e bagni. Lo bello del posto gli alveri con pompelmi rossi che cadevano da soli per terra…
Il 20 febbraio dal mattino dopo una doccia fredda e un succo di pompelmo, siamo andati a la Zona Archeologica di Uxmal.

20/02 SVEGLIANMDOCI NELL PARCHEGGIO DI UN RISTORANTE A UXMAL.

In maya UX significa raccolto e MAL buono. All’entrata c’è una grande piscina rotonda dove si convogliava la preziosa acqua piovana, dato la mancanza di fiumi. Le 13 rovine di questa anticha città Maya, è stata fondata dagli aborigini Xiues, e sono di una delicadeza molto particolare.
Nelle pareti ci sono basorelievi dove si convinano disegni geometrici più fiori, pesci, giaguari, serpenti e altri figure decorative dello stilo caracteristico Puuc.

TRONO DEL GIAGUARO BICEFALO.

IL trono del Giaguaro Bicéfalo ha una facia che guarda verso il nord e l’atra verso sud. Ci sono diverse spiegazioni di questo giaguaro: lo positivo e lo negativo, il giorno e la notte, comunque demostra come questa cultura maya aveva il culto degli animali.
Questa paseggiata è stata più emozionante che a Tulum o Chichén Itzá, dato che ti permetono salire per le scale fino a la cima dei tempi e potere vedere da vicino i basorelievi.

PAOLO SALENDO LAS 65 ESCALERAS DE LA GRAN PIRAMIDE.

Il gioco della pelota nella Cultura Maya è relazionato con aspetti militari e cosmici. Sulle pareti dello stadio ci sono grandi anelli di pietra con i segni zodiacali.
Si dice che il gioco cominciava quendo un giocatore delle due squadre lanciava la pelota con la mano e un avversario doveva rispondere con il gomito o l’ anca. Si realizaba un punto quando l’avversario non la prendeva o rispondeva fuori dal campo.
Il DT del team perdente veniva decapitato…
Mmm… buona idea, potremo applicare la stessa modalità con il nostro Diego…vediamo se si da’una mossa e non perde già dalla prima partita del prossimo mondiale , je, je!.

CAMPO DEL GIOCO DI PALLA.

Dopo aver mangiato un panino al formaggio, pomodoro e olive nella Bambi e aver giocato un po’ con Charlie, che aveva dovuto aspettarci nel parcheggio, siamo partiti per Campeche sul golfo del Mexico.
Il camping è nel nuovo Club Náutico di Campeche è molto carino, con tutti i sevizi “standard USA”, e una meravigliosa piscina che guarda al mare.
Ci è costatto caro, 350 pesos messicani, però abbiamo riposato molto bene e fatto il bagno nella piscina!

CAMPING NELLA MARINA DI CAMPECHE

La sera Paolo ha preparato gnocchi in salsa di funghi. Buonissimi!
Poi abbiamo visto Invictus con Morgan Freeman, Matt Damon e diretta da Clint Eastwood. La storia di come Nelson Mandela, appena eletto, incentiva il capitano del team di Rugby Sudáfricano a vincere il mondiale come una motivazione per unire il paese, fino allora diviso dall’apartheid. Molto interessante!.
In realtà questo è ormai un rituale, ogni volta che ci connettiamo, vediamo un film.

GUARDANDO UN DVD NELLA BAMBI.

Domenica 21/02 continuiamo il viaggio verso Palenque. Arriviamo nel pomeriggio, dopo aver percorso 350 kilometri.
Poichè era la última ruina Maya che visitavamo, abbiamo contrattato una guida che ci ha spiegato i disegni, le date e i significati incisi sulla pietra, secondo le interpretazione degli archeologi. ROVINE MAYAS DI PALENQUE.

Le rovine di Palenque e del suo Re Pakal, sono le più antiche e anche le ultime scoperte. Rimasero abandonate per 1000 anni prima che la ritrovassero, in quanto erano ormai completamente ricoperte da terra e vegetazione tropicale.
Nelle pietre sono scolpite immagini maschili con i volti caratteristici a naso aquilino, le decorazione nei capelli, le lerghe trecce e sopratutto i corpi inchinati in segno di offerta in qualche tipo di ceremonia.
Lungo tutto il percorso abbiamo incontrato rovine Maya dappertutto, pieni di simboli, arte, architettura e indizi di conoscenza matematica, astrologica e religiosa ed è difficile accettare come questa cultura sia completamente sparita dalla faccia della terra.
L’unica che ancora sopravvive è la lingua Maya, ma solo lontano dalle città.

REPRESENTAZIONE NELLA ROVINA DI PALENQUE.

Quella notte ci siamo fermati nel Camping Maya Bell, molto vicino alle rovine. Costava poco, 170 pesos, e c’erano una dozzina di camper di diverse nacionalita.
Durante tutta la notte si ascoltavano suoni così profondi provenienti dalla foresta, che era quasi impossibile dormire, e Charlie era agitato e abbaiava …erano scimmie…
Devo dire che tra la vicinanza delle rovine, l’aria umida della foresta tropicale e i gemiti intensi delle scimmie, la esperienza è stata mágica.

CAMPING A PALENQUE.

Lunedì 22/02 arriviamo a Coatzacoalcos, un’altra città sul Golfo del México. Ha un lungomare di 8 kilometri e una spiaggia enorme, anche se il mare non è azzurro e calmo come nella Rivera Maya.
Siamo andati a giocare in spiaggia con Charlie… dopo 350 kilometri in auto, lui ha una voglia matta di muoversi.
Alla Polizia Turística cchiediamo dove possimao fermarci una notte e ci indicano un posto ben illuminato e sicuro.
In quei giorni si stanno preparando le tribune per la sfilata di carnevale.

PARCHEGGIATI PER PASSARE LA NOTTE A COATZACOALCOS.

Martedì 23/02 a mezzogiono andiamo verso Catemaco dopo 110 kilometri arriviamo al Salto de Eyiplanta, una delle location dove hanno girato Apocalypto di Mel Gibson. Il pomeriggio è stato gradevole, però la unidità e il caldo della foresta mi hanno fato venire un forte male di testa, e nausea.
Ci fermiamo di fianco al lago di Catemaco y como me sentía muy mal, Paolo mi aiuta a farmi doccie di acqua fredda, mi copre di ghiaccio a mi fa bere litri di Gatorade, nonostante mi paso gran parte della notte male.
Diciamo una notte di M… che purtroppo è parte del viaggio, pero che è megliore dimenticare.

CASCATA DI EYIPLANTA IN MEXICO.

Mercoledì 24/02: senza nemeno fare colazione riprendiamo il viaggio cercando una bella città con un bel hotel per reposare.
Facciamo 160 kilometri ed arriviamo a Veracruz una grande città turistica sul mare. Il giorno stava nuboloso, e a Boca del Fiume atraversamo per una tormenta tropicale, con alberi caduti e tetti rovinati. Il vento era così forte che le onde svatevano sulla riviera e bagnavano la strada.
Nessuno dei tanti alberghi ci hanno acetato con Charlie… il piano B era trovare il camping che indicava il libro… però al arrivare abbiamo trovato una spiaggia abbandonata nella quale c’era un segnore abbastanza ubriaco che voleva fargli pagare 300 pesos e non offriva nesun servizio…

VERACRUZ SUL LA RIVIERA DEL GOLFO DI MESICO.

Sembrava che la città di Veracruz non ci voleva tanto bene, per questo abbiamo deciso di continuare il viaggio. Ci fermiamo un atimino a bere un caffè e doppo riprendiamo la strada verso Puebla.
La Autrostrada era di montagna e la nebbia nascondeva le corve, per fortuna dopo scolinare il cielo tornó ad essere azurro e abbiamo fatto i 200 kilometri senza problemi. Nella città di Cholula, a pochi kilometri di Puebla, troviamo il camping: “ Las Américas”, per fortuna molto gradevole e equipato bene.
Facciamo una doccia calda, che ci è sembrado un lusso superiore, e dopo una zuppa di verdure e una notte di profondo riposo ho cominciato a sentirme meglio.
Ci istalamo il 24 /02 e rimaniamo lì per 3 giorni a recuperare le forze.
In quei giorni abbiamo fato nuovi amici: Nelli e Roberto di Svizera, Christine e Johann di Austria.

AMICI NELL CAMPING A PUEBLA- MEXICO.

Il giovedì 25 e venerdì 26 ci dedichiamo a ordenare, pulire la Bambi e a reparare la perdita d’olio della direzione idraulica cje continuava a perdere nonostante la abbiamo riparato durante 5 giorni a Chetumal.
Víctor Ríos Delgado, un nuovo amigo mexicano e Roberto, il guardiano del camping, ci presentano a loro meccanico di fiducia.

PAOLO E VICTOR NEL CAMPING DI PUEBLA.

Efrén Paisano, il meccanico è stato molto profesionales a anche si è avicinato lui al camping per smontare e riparare la perdita d’olio, di questa maniera per lo meno, noi aspetiamo in un posto gradevole mentre finiscono il lavoro.

MECCANICO E PAOLO RIPARANDO LA BAMBI A CHOLULA.

Questa volta hanno riparato bene la Bambi.
In febbraio abbiamo percorso 3.323 kilómetri. Continuiamo il viaggio verso il pacifico e la Baja California.
Per oggi è tutto. Ho scritto tanto ma spero che per questa volta ne valesse la pena. Vero?

UNA CARTOLINA DALLA RIVIERA MAYA PER SALUTARE TUTTI